IL MATRIMONIO IN GIAPPONE



L’unione tra due persone che si innamorano è qualcosa che in modi diversi, assume lo stesso linguaggio. Ciò che cambia sono gli usi e i costumi della cultura locale, legati a tradizioni e modalità di celebrare le unioni che a volte sono davvero sorprendenti e suggestive.


Una delle culture più affascinanti per noi italiani è sicuramente quella giapponese, forse perché ricca di una storia e di tradizioni molto lontane e diverse dalle nostre.


Anche se oggi il matrimonio giapponese è molto influenzato dalla cultura occidentale, in buona parte viene seguito ancora un percorso tradizionale secondo il rito shintoista, forma religiosa locale e parte integrante della cultura nipponica.


 

IL MATRIMONIO IN GIAPPONE

 


Quando due innamorati decidono di sposarsi, viene organizzata una cena formale in un giorno considerato ben augurante secondo il tomobiki, una sorta di almanacco giapponese. Questa cena viene chiamata Yui-no e per l’occasione vengono donati ai futuri sposi degli oggetti che, slegati dal valore economico, hanno invece un forte legame con la tradizione e sono atti ad augurare felicità e fortuna.


Dopo i regali, il rito è officiato da un sacerdote che indossa i capi tradizionali.


La sposa può indossare il tradizionale abito bianco, oppure un colorato kimono ricamato, portando sul capo un panno bianco, che rappresenta la sua intenzione a non essere gelosa.


Lo sposo, invece, indossa un kimono da cerimonia.


Solo se la sposa e lo sposo indossano i tradizionali kimono da cerimonia, secondo la oironaoshi, una tradizione che risale al 14° secolo, si cambiano ben quattro volte.


Ciò sta a simboleggiare la propensione della sposa a ripetere la quotidianità.


Ella indosserà lo shiro-muku, un capo bianco simboleggiante la purezza, da mettere sotto al kimono portato all’inizio della cerimonia.


Il sotto-kimono bianco è coperto dall’uchikake, un kimono in genere di colore rosso ampiamente decorato e ricamato in filo d’oro, con fantasie rappresentanti motivi floreali, gru e natura, tutti simboli di buon auspicio e salute.


Prima di dare avvio alla celebrazione, sia la coppia che tutti i partecipanti alla cerimonia, devono compiere il rito della purificazione, bagnandosi con l’acqua che sgorga dalle fontane poste all’ingresso di ogni tempio.


Essendo il matrimonio un momento molto intimo, possono parteciparvi soltanto i familiari degli sposi, i parenti più stretti e i testimoni.


Le cerimonie Shinto tradizionali erano un tempo celebrate nei templi, oggi possono invece avere luogo anche in abitazioni, nella Tokonoma cioè l’alcova della casa, oppure nei templi Shinto in miniatura che si possono trovare in ristoranti ed hotel.


Durante la cerimonia, gli sposi sono invitati a bere tre piccoli sorsi di sakè da tre tazze di differenti dimensioni, generalmente poste sull’altare insieme a frutta, sale e riso.


Per concludere la celebrazione, lo sposo recita un giuramento di fedeltà ed obbedienza, che condividerà anche la sposa.


Un viaggio alla scoperta di questo meraviglioso paese ha ispirato anche noi de L’Avverasogni.


Scoprire un’altra cultura e altri modi di celebrare le unioni d’amore, è stato un’esperienza ricca di meraviglia, di nuovi stimoli e nuove idee che ha arricchito noi e il modo in cui cerchiamo di soddisfare e realizzare i sogni dei nostri sposi.


 

 


L’Avverasogni – Eugenia Faini Wedding Planner

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